EMILY

“Emily” nasce da una profonda passione per Emily Dickinson e prende spunto proprio dalla vita di quest’ultima per portare avanti una riflessione sulla condizione di solitudine.
La solitudine è qualcosa di più che un’esperienza diffusa. Sotto certi aspetti è un’esperienza necessaria, ineluttabilmente connessa alla condizione umana. È la nostra stessa individualità a imporci la solitudine; non è possibile sfuggirle se non a costo di perdere la nostra identità. La stessa poetessa americana identifica in questo stato dell’essere l’unico modo per far sì che l’anima abbia esperienza di se stessa e non è un caso che lei rinunci alla vita sociale per dedicarsi unicamente al proprio mondo interiore. Una vita la sua, unicamente vissuta entro le quattro pareti della propria camera da letto, senza avere rapporti umani se non con i suoi familiari e con pochi amici intimi che tra l’altro evitava di incontrare e con i quali si relazionava solo per via epistolare. Una clausura volontaria e consapevole che lei afferma senza rimpianti.

Vi è una solitudine dello spazio,
una solitudine del mare,
una solitudine della morte, ma queste
saranno una folla
a confronto di quel luogo più profondo
quella polare segretezza,
un’anima ammessa alla propria presenza –
finita infinità.

[Emily Dickinson – Poesia #1695]

 

concept, regia, coreografia // Francesco Marilungo
con // Francesco Marilungo
suono, luci // Francesco Marilungo
in collaborazione con // Compagnia di danza Enzo Cosimi

durata // 30′

 

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Ph Anita Faconti

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